Che aria tira a Torino? Tutt’altro che salutare. I recenti dati, emersi dal dossier di “Lega Ambiente” sull’inquinamento atmosferico del 2018, sono eloquenti: il capoluogo piemontese è la settima città d’Italia con il più alto tasso di giornate annue (134) fuorilegge rispetto ai limiti previsti per la presenza nell’aria di Pm10 (polveri sottili) e ozono. 

Una situazione sempre più critica, riscontrata anche dalla campagna “Che aria tira?” promossa dal comitato “Torino Respira”, che ha individuato, grazie all’installazione di 300 campionatori passivi, le cinque zone della città maggiormente afflitte dallo smog: corso Vigevano, la superstrada urbana di corso Principe Oddone, la rotonda di piazza Baldissera, corso San Martino e corso Dante.

Un quadro clinico allarmante, l’NO2 (biossido di azoto) è generato al 60% dal traffico veicolare ed è molto pericoloso per la salute (l’84% dei siti campionati presenta rischi di mortalità tra il 5.5 e il 16% per adulti oltre i trent’anni), del quale ne è consapevole la sindaca Chiara Appendino: “Non ci può essere sviluppo senza sostenibilità ambientale e attenzione per il territorio” ha dichiarato nella due giorni (4 e 5 giugno) dedicata al “Clean Air Dialogue” tenutasi proprio nella città da lei amministrata. Nell’occasione, alla presenza del Commissario Europeo all’Ambiente Karmena Vella, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, insieme ai presidenti delle Regioni, delle Province Autonome, e di sei ministri, hanno sottoscritto il protocollo “Aria Pulita”, un piano d’azione finalizzato a contrastare il dilagare dello smog. Nell’occasione il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha annunciato lo stanziamento di 400 milioni di euro per centrare quest’obiettivo.

A palazzo Civico, nel futuro a breve-medio termine, hanno l’intenzione d’invertire la rotta attraverso più soluzioni: un nuovo modello di ZTL, che dovrebbe entrare in funzione già col gennaio 2020, il potenziamento del trasporto pubblico con mezzi nuovi e meno inquinanti e altre soluzioni green, quali car sharing, biciclette e scooter elettrici.

Ma visto che il problema dell’inquinamento persiste da tempo, finora Torino che cosa ha fatto per arginarlo? Dal 24 ottobre 2018, a seguito di un’ordinanza comunale, sono entrate in vigore le limitazioni al traffico. Una misura preventiva che, in base alla tipologia del veicolo (persone, merci, ciclomotore o motociclo), alla sua alimentazione (benzina o diesel) e al suo anno d’immatricolazione, ne consente, o meno, l’accesso in precise zone della città. Questo potrà essere permanente oppure previsto solo in determinate fasce orarie della giornata. In tal senso, la discriminante sarà la classificazione dei mezzi secondo la normativa europea in materia, che prevede cinque categorie (comunemente conosciute come Euro 1, Euro 2, Euro 3, Euro 4 ed Euro 5), precedute da una Euro 0 alla quale appartengono i veicoli immatricolati prima del 31 dicembre 1992.

Le disposizioni presentano particolari esenzioni – per esempio, anche se in possesso di vettura a Euro 0, è concesso il transito a guidatori ultrasettantenni; a chi si deve recare in officina per una revisione; a chi trasporta individui portatori di handicap o affetti da gravi patologie – e sono soggette ad almeno tre variazioni, indicate con altrettanti colori (arancio, rosso, viola), qualora il problema si aggravi con il superamento della soglia prevista di 50 µg/m3 della concentrazione di polveri sottili per un determinato numero di giorni consecutivi (da un minimo di 4 a un massimo di 20). All’iniziativa hanno aderito anche trentuno comuni della provincia di Torino. 

Qualora tu risieda in uno di essi e vuoi saperne di più sulle tue possibilità di circolazione, consulta lo schema di riferimento e la mappa della città per capire fin dove ti puoi spingere.