Uscire dalla crisi del Covid-19: la riscoperta del “drive-in”


6 giugno 1933, Camden, Stati Uniti. La proiezione di Wives Beware inaugurava il primo “drive-in” della storia. Ovvero un cinema all’aperto dove guardare film rimanendo seduti nella propria automobile. Una novità dalle origini domestiche. A concepirla era stato un trentatreenne del luogo, Richard Hollingshead. Per consentire alla madre, impossibilitata a sedersi nelle poltroncine delle sale per problemi di obesità, di vedere le sue pellicole preferite, allestì un maxi-schermo nel giardino di casa con un lenzuolo legato a due alberi. L’idea evolse in fretta e approdò al grande pubblico che, mentre assisteva agli spettacoli, poteva anche ordinare da mangiare.

Il “drive-in” ebbe un successo clamoroso e divenne un simbolo della società americana del secondo dopoguerra. Fu esportato anche in Europa, Italia compresa. Il primo fu aperto a Roma, nel 1957, riscuotendo apprezzamenti da parte degli spettatori, che vedevano in quel luogo lontano dal traffico e dallo stress cittadino una romantica oasi di pace. Ma la luna di miele ebbe breve durata, perché nel decennio successivo la capillare diffusione delle sale cinematografiche prese il sopravvento nelle abitudini degli italiani. 


Sennonché, a distanza di poco più di mezzo secolo, il “drive-in” sta ritornando di moda come cura per il rilancio di uno dei settori produttivi più colpiti dagli effetti del Covid-19: quello dello spettacolo. La pandemia del coronavirus ha chiuso i cinema e ha annullato ogni evento musicale e teatrale, costringendo gli artisti ad accontentarsi di qualche esibizione online giusto per tenere compagnia ai loro fan durante la quarantena. Ad aggravare la situazione, l’incertezza sui tempi di ripresa delle loro attività, che in ogni caso saranno tra le ultime a ricominciare. Così, per arginare una crisi sempre più profonda, è venuto in mente di rispolverare quel fenomeno di aggregazione che, se favorisce assembramenti, lo fa però nel pieno rispetto delle regole di sicurezza, garantendo il distanziamento sociale previsto dalle disposizioni governative.


Così quattro società italiane organizzatrici di eventi (“Utopia Srl”, “Zoo Srl”, “Italstage”, e “3D Unfol”) si sono subito attivate per mettere su il “Live Drive In”. Un progetto su scala nazionale che nei prossimi mesi, complice la bella stagione, si propone di organizzare concerti e proiezioni cinematografiche in spazi aperti lungo tutta la penisola. Venti città hanno già aderito. Fra queste, Roma, Milano, Napoli, Firenze, Verona, Bologna, Palermo e Torino. Nel capoluogo piemontese l’area del Lingotto è la candidata a ospitare musica e film grazie a un parcheggio in grado di accogliere un maxischermo, un palcoscenico e almeno tra le 150 e le 200 vetture.


In Norvegia la formula ha già funzionato. Lo scorso 1°aprile, a Oslo, la band hip-hop “Klovner i Kamp” si è esibita davanti a centinaia di auto. A Schüttorf, una città della Bassa Sassonia (Germania), si è tenuto il primo rave drive-in con 250 macchine che, per esprimere il loro gradimento ai brani dei dee-jay, hanno cominciato a suonare il clacson.
Nell’attesa di capire la sorte dell’iniziativa italiana, è interessante notare come l’auto sia sempre più al centro di questo processo di uscita dall’emergenza sanitaria e di lento ritorno alla normalità. A Düsseldorf, in Germania, grazie a una delibera del sindaco, automobilisti cattolici in un parcheggio hanno assistito alla visione della messa del venerdì santo. Ad Acapulco (Messico) e a Limoges (Francia), rimanendo a bordo del proprio veicolo, è possibile ricevere il sacramento della confessione. Negli Stati Uniti, infine, sul modello del film American Graffiti, alcune strutture si sono attrezzate per fornire mangiare da asporto agli automobilisti. Oltre che confort, gli abitacoli significano sicurezza e permettono di svolgere attività del quotidiano altrimenti vietate in questo periodo. E così, da generazioni simbolo di emancipazione per milioni di persone, il mezzo a quattro ruote più famoso del mondo sta diventando anche sinonimo di ripartenza. Non soltanto letterale.