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Ford Transit Custom Combi: versatilità ed efficienza nel rispetto dell’ambiente


Ford Transit Custom Combi:

versatilità ed efficienza nel rispetto dell’ambiente

Essere versatili ed essere green. In due parole, essere Ford. E per la precisione Transit Custom Combi, il veicolo commerciale della vasta gamma dell’Ovale Blu che meglio abbina le esigenze di avere molto spazio a disposizione con la necessità di una mobilità sempre più ecologica. 

Presente sul mercato in otto modelli e due versioni, a passo lungo (3.300 mm) o a passo corto (2.933 mm), il modello premiato come Van of the Year nel 2020 brilla soprattutto per il suo eclettismo e per le sue dimensioni. Grazie a una capacità interna di 6m³, in grado di sostenere carichi superiori ai 1.000 kg, il Transit Custom Combi è l’ideale per chi deve trasportare grandi quantità di merci o i propri attrezzi di lavoro. Al punto da trasformarsi in un magazzino o in un’officina itinerante.

Ford Transit Custom Combi: gli interni

Ma la peculiarità dei suoi grandi interni non si esaurisce al mondo del business. Come si può intuire dal nome, “Combi” sta per “combinato” e cioè “adatto a più funzioni”, l’ultima creatura dei veicoli commerciali nati in riva ai Grandi Laghi soddisfa anche le maggiori aspettative in termini di accoglienza.

Merito dei suoi nove posti a sedere disposti su ben tre file, un vero e proprio record, che di fatto possono ospitare due nuclei famigliari ed essere configurati secondo più modalità. Si possono ruotare per dare vita a un salottino oppure, a seconda del numero di persone a bordo, l’ultima fila può essere spostata in avanti, a ridosso della seconda. Altrimenti entrambe possono essere tolte per avere più spazio possibile.

Ford Transit Custom Combi: il motore

Oltre che versatile il Ford Transit Custom è ecologico e riesce a essere “combi” nella garanzia di eccellenti ed efficienti performance motoristiche nel rispetto dell’ambiente.

Tutto ciò è reso possibile dalla doppia alimentazione formata da un motore a combustione Diesel, che fa già l’occhiolino alla sostenibilità con la versione 2.0 TDCi EcoBlue (disponibile in tre livelli di potenza: 105CV/360 Nm, 130CV/385 Nm e 170CV/405 Nm), e dalla batteria a energia elettrica che, a seconda del formato, lo rende fruibile in due versioni: mild-hybrid (MHEV) o plug-in hybrid (PHEV).

Ford Transit Custom Combi: plug-in e mild hybrid

Se per entrambe le tipologie la batteria è posizionata sotto il telaio, così da non ridurre la capienza interna, il modello plug-in hybrid, attivando la modalità di guida “EV Now“, consente di viaggiare nel più totale silenzio e a zero emissioni fino a cinquantasei chilometri.

A patto, ovviamente, che ci sia la massima quantità di carica elettrica. Nel mild hybrid invece la centralina è a 48V e consente al veicolo di beneficiare di un boost di potenza in fase di ripartenza, sfruttando l’energia cinetica che ha accumulato al suo interno durante la fase di frenata. 

Ford Transit Custom Combi: il Geofencing

Tra

Al volante in dolce attesa

Al volante in dolce attesa

Nove mesi che cambiano per sempre la vita di due persone. La gravidanza è un punto di svolta nella vita di una coppia, ma soprattutto di una donna, che si ritrova a vivere sensazioni e trasformazioni fino a quel momento mai provate per le quali, in alcuni casi, deve adottare anche degli accorgimenti. Come quando si mette al volante della sua auto.

Innanzitutto è bene sgombrare gli equivoci dettati da antichi pregiudizi o esagerata cautela: le donne in gravidanza possono guidare. Non c’è nessuna legge a impedirlo e non è controproducente né per la salute loro e né, soprattutto, per quella del nascituro. A patto di prestare attenzione ad alcuni accorgimenti.

I principali riguardano i primi tre mesi dal concepimento, i più delicati perché il feto è in formazione, nei quali è meglio che la mamma non affondi il pedale sull’acceleratore qualora avverta nausea, spossatezza o senso di malessere. Questo per evitare ulteriori affaticamenti che potrebbero pregiudicare il controllo del veicolo, rischiando di incappare in qualche incidente.

Nei successivi tre mesi la gravidanza entra nella fase centrale, riconoscibile dal progressivo aumento delle dimensioni della pancia. Ma questo non autorizza a viaggiare senza cintura di sicurezza. Tutt’altro. Il Codice della Strada ne prevede l’obbligo, perché riduce il 50% di probabilità di danni al bambino in caso d’incidente e perché non indossarla potrebbe causare una detrazione di cinque punti sulla patente e una multa tra gli 80 e i 323 euro. Soltanto se la gravidanza dovesse essere riconosciuta come “a rischio” mediante apposito certificato dal ginecologo, che la diretta interessata dovrà comunque avere sempre con sé, allora la cintura potrà non essere indossata. Portarla, tra l’altro, non complica i movimenti al volante. Perché basterà qualche accortezza in più, tipo la fascia diagonale che attraversa il petto in mezzo al seno mentre quella orizzontale passa sopra le gambe e sotto l’addome, per non avere problemi. 

E si arriva all’ultimo trimestre. Il lieto evento si avvicina sempre di più ed è consigliato, dal settimo mese in avanti, farsi accompagnare per evitare uno stress che potrebbe provocare perdita di lucidità se non dei veri e propri svenimenti le cui conseguenze sarebbero facilmente intuibili. Per cui, in caso di stanchezza, è meglio lasciare ad altri la conduzione della vettura e vestire i panni della contessa della televisione, che aveva un Ambrogio pronto ad accompagnarla in lungo e in largo in ogni momento della giornata. 

Infine, alcuni consigli trasversali all’intera parabola natale: indossare sempre abiti larghi e comodi; controllare se la gravidanza rientri fra le coperture dell’assicurazione in caso di danni; tenere il volante distante almeno venticinque centimetri dal petto; non disattivare mai l’airbag, visto che è una sciocchezza pensare che metta a rischio l’incolumità del bambino perché quando entra in funzione colpisce il viso e il petto, ma non la pancia; mantenere una

Full, Mild e Plug-In: tutti i volti dell’ibrido

Full, Mild e Plug-In

Tutti i volti dell’ibrido

Full Hybrid, Mild Hybrid e Plug-In Hybrid. Quante volte, guardando la tv o navigando su Internet, sentite queste parole mentre davanti ai vostri occhi sfreccia un’auto slanciata e fiammante? E quante volte vi siete chiesti che cosa volessero dire? 

La vostra curiosità troverà ora soddisfazione. Queste tre definizioni sono tutti i volti dell’ibrido, ovvero la combinazione tra motore termico ed elettrico. Una realtà sempre più diffusa nel mondo delle quattro ruote perché tappa intermedia verso il suo futuro: la mobilità sostenibile. Vale a dire riduzione dei consumi e zero emissioni di CO2 per una maggior tutela dell’ambiente. Una strada intrapresa anche da Authos, che nella sua flotta dispone di tutta la gamma green di Ford: Nuova Puma, Nuova Kuga, Fiesta, Focus, Mondeo, S-Max, Galaxy e Nuovo Explorer

Ma che cos’è con esattezza un’alimentazione full, mild o plug-in hybrid? E che cosa differenzia l’una dalle altre? Andiamo a scoprirlo insieme. 

Partiamo dal full hybrid (HEV, Hybrid Electric Vehicle). Come lascia intendere il nome, “full” cioè “pieno, completo”, si tratta della versione originale dell’ibrido, che prevede due motori installati separatamente all’interno del veicolo: uno a combustione (benzina o diesel) e uno a batterie. Ambedue sono in grado di far muovere il mezzo, anche se l’elettrico in completa autonomia soltanto per una distanza di pochi chilometri. Questo accade perché la funzione principale dell’ibrido è un’altra: convertire l’energia cinetica, prodotta in fase di decelerazione o di frenata, in energia elettrica da adoperare in un momento della guida che invece richiederebbe un contributo massimale da parte dell’alimentazione termica. Come la partenza da fermo o la ripartenza nelle cosiddette fasi di “stop and go” (al semaforo, in mezzo al traffico, in prossimità dei passaggi pedonali, etc.). In circostanze di questo tipo, grazie all’attivazione dell’elettrico, si azzera l’impatto ambientale, impedendo le emissioni di CO2, e si ha il vantaggio di risparmiare carburante.

Il full hybrid è così perfetto per muoversi nei centri abitati e, a seconda delle disposizioni amministrative del luogo dove ci troviamo, può consentire di beneficiare delle strisce blu gratuite o dell’accesso alle ZTL. Infine, se si vuole fruire al meglio dei suoi vantaggi, occorre anche uno stile di guida più soft, che preferisce una parzializzazione del gas e una frenata più dolce ad arresti bruschi e partenze col pedale dell’acceleratore schiacciato a fondo. 

È invece conosciuto come mild hybrid (MHEV) l’ibrido leggero. Sia per il nome, sia perché più economico e più semplice dal punto di vista tecnico rispetto al

Patente in scadenza: sarà valida per altri dieci mesi

Patente in scadenza

Sarà valida per altri dieci mesi

Patente scaduta, ma mobilità consentita. Non si tratta di un invito alla disobbedienza su quattro ruote, bensì dell’ultima deroga in materia di norme al volante proveniente direttamente dall’Unione Europea. La bontà del documento fondamentale per guidare, che era stata già oggetto di più di una variazione nei mesi precedenti, è stata sottoposta a nuove proroghe per quanto concerne la data di scadenza. Con un occhio alla zona di spostamento. Perché tra Italia e Vecchio Continente sono previste delle piccole differenze.

Riguardo alle nostre strade, la novità è rappresentata dal prolungamento di dieci mesi di validità per tutte le patenti destinate a scadere tra il 30 settembre 2020 e il 30 giugno 2021. Per cui, se per esempio un automobilista avesse dovuto rinnovarla entro il 26 maggio 2021, ora avrà tempo fino al 26 marzo 2022. Questa estensione temporale si applica anche per viaggiare negli altri Stati membri dell’Unione Europea, inglobando però anche le patenti in scadenza dal 1° settembre 2020.

Ben più dettagliate le diversità per le licenze di guida che cessano la loro efficacia prima di quest’ultima data. Fuori dall’Italia, qualora se ne possieda una scaduta tra il 1° febbraio e il 31 maggio 2020, abbiamo tempo fino al 30 giugno di quest’anno per rinnovarla. Il 1° luglio 2021 è invece il termine ultimo per ottenere una nuova convalida a quelle entrate in “zona rossa” tra il 1° giugno e il 31 agosto 2020. Invece, per circolare sulle nostre strade, il 29 luglio 2021 è la dead line per le patenti scadute tra il 31 gennaio e il 29 settembre 2020. Questa data potrebbe però essere suscettibile a modifiche, perché rappresentava il novantesimo giorno dalla fine dello stato di emergenza sanitaria, inizialmente fissato per il 30 aprile 2021 salvo poi essere spostato nelle ultime ore proprio alla conclusione di luglio.

Deliberato a Bruxelles lo scorso 16 febbraio, il nuovo regolamento sulla validità delle patenti di guida è stato subito recepito dal nostro Ministero dei Trasporti con una circolare del 1°marzo ed è poi entrato in vigore il successivo sabato 6. Si tratta di una decisione presa a causa della permanenza della pandemia da Covid-19, che da oltre un anno ha colpito l’Europa e non accenna a diminuire la sua pericolosità.

Nonostante l’inizio della campagna vaccinale, la situazione rimane delicata. Con questa soluzione si vuole evitare che gli uffici delle motorizzazioni siano impossibilitati a soddisfare le numerose richieste degli utenti e che si trasformino in involontari vettori di contagio perché luoghi di assembramento. Da qui la volontà di istituire una nuova proroga con l’auspicio che sia l’ultima. Significherebbe essere ritornati a una situazione di sospirata normalità.

Ma non soltanto patente. Il prolungamento di dieci mesi si applica anche per la revisione dell’auto, qualora fosse prevista sempre tra il 1° settembre 2020 e il 30 giugno 2021. Discorso leggermente differente per il foglio rosa, l’atto rilasciato a chi ha superato l’esame di

Originale, entusiasmante e di successo: così il mondo Ford vede lo “Smart Lab”

Originale, entusiasmante e di successo

Così il mondo Ford vede lo “Smart Lab”

Un’idea che piace, un modello che conquista. In Europa e nel mondo. Se è germogliato alle porte di Torino, lo “Smart Lab” si è ben presto ramificato fuori dai confini nazionali, suscitando entusiasmo e approvazione a ogni latitudine. Soprattutto tra diverse personalità dell’universo Ford che tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, all’interno del centro commerciale “Shopville Le Gru“, hanno potuto vedere con i loro occhi la rivoluzionaria formula per la mobilità elaborata da Francesco Di Ciommo, presidente e CEO di Ford Authos.

Le loro parole ne fotografano le molteplici qualità. A partire dal clima che si respira all’interno dello “Smart Lab“, rimasto ben impresso nella mente di Melinda Mulley, Corporate Trainer Facilitator di Ford Motor Company: “Qui ci sono vibrazioni diverse rispetto a un normale concessionario, una diversa energia da quella che normalmente le persone si aspettano quando interagiscono con un dealer. Questo tipo di situazione ambientale mostra il nostro brand a molte più persone e, se offriamo loro quello che vogliono, possono toccare con mano l’auto senza la solita pressione che talvolta si può percepire nei concessionari”.

Leggerezza, giovialità e accoglienza riflettono un’altra prerogativa di questo innovativo concetto di business: mettere l’utente sempre a suo agio. Lo pensa anche Michael Clements, CEO di sessantaquattro concessionarie Ford a Sydney. Per lui lo “Smart Lab” è stato un vero e proprio colpo di fulmine. “Quando abbiamo saputo di questa notizia, eravamo sorpresi. Ma quando abbiamo conosciuto più dettagli, abbiamo letteralmente abbracciato la decisione di aprire uno ‘Smart Lab‘. Il nostro business è basato sulle persone, sul modo in cui consideriamo i clienti e come li accompagniamo ad acquistare una macchina. Con buone risorse si fanno buoni affari, la sfida di oggi è far combaciare ottime risorse col mercato attuale pensando che l’ambiente sta cambiando molto rapidamente. Quando le persone entrano in contatto col mio business, quando lo staff viene al lavoro tutti i giorni e va a casa, io voglio che lo facciano col sorriso. E quando guardi qui, e vedi che tutti sorridono, beh… è una cosa che mi piace molto”.

L’ascolto è un caposaldo della filosofia “Smart Lab“. Perché le esigenze di mobilità delle persone sono sempre più diversificate, per cui occorre capirne bene la natura per poterle poi soddisfare con le soluzioni migliori. Come noleggiare un’auto piuttosto che acquistarla. Una novità piaciuta a Tim Hovik, vice-presidente del comitato nazionale dei venditori di Ford per l’America: “Penso che i tempi siano cambiati e che le persone possano amare l’idea di non avere la responsabilità dell’acquisto di un veicolo. La ritengo una grande possibilità, perché per definizione una taglia non deve adattarsi a tutte le persone”. 

Proprietario di una concessionaria Ford in Arizona, Hovik ha anche sottolineato come nella sua esperienza torinese abbia imparato molte cose, fra le quali l’utilizzo dei social media. Un altro punto di forza dello “Smart Lab“, che per le sue

Lo “Smart Lab” di Ford Authos: storia di un modello di business vincente

Lo “Smart Lab” di Ford Authos Storia di un modello di business vincente

Quattro anni di “Smart Lab“, quattro anni di un nuovo e vincente modello di business. Era il 10 aprile 2017 quando all’interno del centro commerciale “Shopville Le Gru” di Grugliasco, alle porte di Torino, veniva inaugurata la prima sede di questa nuova filosofia di vendita, che ha rappresentato una vera e propria svolta per il settore automotive.

Concepito dalla mente di Francesco Di Ciommo, presidente e CEO di Ford Authos, la concessionaria dell’Ovale Blu leader su Torino e provincia, lo “Smart Lab” ha rivoluzionato l’idea di mobilità. Da intendere non più come un processo di vendita tra dealer e utente, bensì come un servizio da offrire in base alle esigenze di quest’ultimo. Una filosofia rivoluzionaria che affonda le sue radici nella lettura della realtà odierna. Dove le persone conducono una vita sempre più frenetica, dal poco tempo a disposizione e dalle necessità sempre più diversificate. Aspetti che si riflettono anche nella scelta e nelle modalità di acquisto di una vettura.

Lo “Smart Lab” è la risposta a questi bisogni. Perché non cerca le persone, ma è a loro disposizione. La sua presenza in un centro commerciale come lo “Shopville Le Gru”, dove ne transitano in media dodici milioni all’anno, fa sì che siano loro a fermarsi e chiedere informazioni sui modelli Ford esposti. Oppure di poter sostenere un test-drive nell’area di pertinenza all’esterno della struttura. Un gruppo di giovani dinamici e preparati, cuore pulsante del progetto, è pronto ad accoglierle e ad ascoltare le loro richieste per poi soddisfarle con la soluzione migliore. Come il noleggio a breve, medio e lungo termine, punto di forza dello “Smart Lab”, che realizza a pieno l’idea di “offrire un servizio” e che è stato uno dei pilastri del suo stupefacente successo.

I risultati parlano chiari. Soltanto nel primo anno e mezzo di vita attraverso questo avveniristico laboratorio sono state vendute oltre mille vetture e sono stati ingaggiati oltre 60.000 lead. Cioè utenti che hanno manifestato un interesse verso il prodotto e che non vengono lasciati soli. Perché in un momento successivo, attraverso una comunicazione digitale, ricevono proposte mirate sui loro gusti. «È come se “Smart Lab” fosse un social fisico» ha spiegato in un’intervista a “Torino Magazine” Di Ciommo, che ha sottolineato anche la bontà dei costi gestionali di questa soluzione, molto inferiori rispetto a quelli di un autosalone tradizionale.

L’affermazione dello “Smart Lab” ha rivestito un ruolo molto importante nel nostro rilancio. Perché Authos versava in condizioni finanziarie problematiche quando Di Ciommo è arrivato alla guida (2014). La notizia del suo successo si è diffusa con rapidità anche fuori dall’Italia. E ha conquistato l’attenzione e l’interesse dei vertici dirigenziali di Ford a livello internazionale. Nel 2019 una serie di delegazioni dell’Ovale Blu provenienti da Norvegia, Belgio, Inghilterra e Cina hanno visitato lo showroom “Shopville Le Gru”. A oggi si contano altre otto sedi “Smart Lab” in tutto il mondo: due

Giovani e digitale: così Authos ha vinto la crisi

Giovani e digitale Così Authos ha vinto la crisi

I giovani e il digitale. Due ottimi ingredienti per un’efficace ricetta contro la crisi. La pandemia ha avuto forti ripercussioni sul tessuto economico del Paese. Molte aziende sono dovute ricorrere alla cassa integrazione per i loro dipendenti, altre sono state costrette addirittura a cessare la loro attività e tutto l’apparato imprenditoriale si è ritrovato al cospetto d’ingenti perdite nel fatturato rispetto all’anno scorso. Fra i settori più colpiti dal Covid c’è stato anche l’automotive che, secondo i dati del “Centro Studi Promotor”, ha chiuso il 2020 con un -27,9% di immatricolazioni in meno rispetto all’anno precedente.

Anche per noi di Authos i mesi di marzo e aprile dello scorso anno sono stati molto complicati, perché ci siamo trovati al cospetto di un’avversità imprevista e provocata da fattori esterni alle nostre responsabilità. Chiamati a una reazione, abbiamo deciso di investire ancora più energie nel nostro modello di business basato sull’innovazione: i giovani e il digitale. Un binomio integrante. Da una parte l’entusiasmo, le idee e la voglia di fare di risorse umane che guardano al domani senza timore. Dall’altra, un versante del mercato, quello digitale, ancora poco esplorato, ma che rappresenta il futuro perché la rivoluzione tecnologica iniziata negli anni 2000 con l’avvento di eBay, Amazon, Google non si è ancora esaurita.

La vendita delle automobili online è così diventata il nostro punto di forza. Attraverso un’adeguata preparazione e l’utilizzo di strumenti come lo smartphone o il pc, i nostri consulenti hanno consentito agli utenti di fare un tour virtuale del modello Ford di loro interesse, rimanendo comodi nella loro abitazione. Dopodiché perfezionarne l’acquisto. 

Una strategia che ha permesso di contenere la riduzione dei guadagni del 20% rispetto all’80% di gran parte della concorrenza. Un risultato che il nostro presidente e CEO, Francesco Di Ciommo, ha sottolineato nel suo intervento alla prima edizione del “MA-TE, la maratona digitale andata in onda il 17 marzo 2021 (12h di diretta, oltre 20.000 utenti connessi), ponte fra il mondo del lavoro e gli studenti universitari italiani (3.124 curriculum caricati), alla quale hanno partecipato numerosi esponenti dell’imprenditoria e del management italiano (105 speaker intervistati). «Di fronte a una domanda puramente virtuale della vendita di vetture, non c’era un’offerta strutturata affinché le persone potessero accedervi. Elementi fondamentali di questo business? Processi e giovani. La nostra “forza vendita” è cambiata da un’età media di 45 anni a un’età media di 28 anni. Grazie a una formazione attenta e specifica, siamo riusciti a prepararli e far sì che si potesse vendere un’automobile, cioè un prodotto dal valore di 20.000 euro, attraverso una videochiamata. In pochi lo ritenevano possibile. Noi abbiamo avuto questa visione. Siamo riusciti a formare questi giovani che

Ford e Formula-1: storia di un successo particolare e unico


Ford e Formula-1: storia di un successo particolare e unico

Trentotto anni di gran premi e tante soddisfazioni

Ford e Formula-1. Una storia, un ottimo esempio. Su come lasciare un segno indelebile della propria presenza pur rimanendo sempre dietro le quinte. Perché nessun colosso delle quattro ruote ha conquistato successi a ripetizione nella categoria regina dell’automobilismo sportivo, rinunciando alla costruzione di una vettura col suo nome.

A Ford invece questo è riuscito. Perché più che realizzare monoposto, ha sempre pensato a farle andare. Più veloci delle altre, prima delle altre e prima che fosse troppo tardi per rimanere in una Formula-1 che, proprio con l’arrivo dell’Ovale Blu, iniziò a scrivere uno dei suoi innumerevoli capitoli generazionali.

Nel 1966 la Federazione aveva predisposto che i motori raddoppiassero la cilindrata, fino a quel momento pari a 1,5 litri. E la Lotus, leggendaria scuderia britannica, per mantenersi al vertice ricercava un’alternativa agli ormai superati Coventry Climax.

Tramite anche Walter Hayes, allora addetto alle pubbliche relazioni della sede Ford d’Oltremanica, il team di Colin Chapman stipulò un accordo con la casa madre di Detroit. Che commissionò a un’azienda inglese, la Cosworth degli ingegneri Mike Costin e Keith Duckworth, la costruzione di un propulsore che avrebbe fatto epoca: il Ford Cosworth

Una creatura in lega di alluminio, figlia dell’assemblaggio di due testate a quattro cilindri FVA (fino ad allora utilizzato in Formula-2) e dotata di una bancata a V di 90°. Sprigionava 400 cavalli per 9.000 giri al minuto e pesava appena 163 kg

Una creatura in lega d’alluminio, figlia dell’assemblaggio di due testate a quattro cilindri FVA (fino ad allora utilizzato in Formula-2), dotata di una bancata a V di 90°, capace di sprigionare 400 cavalli per 9.000 giri al minuto e di pesare appena 163 kg. In poche parole, un propulsore semplice, leggero e potente. Quello che mancava alle squadre inglesi per rivaleggiare alla pari col più potente dodici cilindri Ferrari, che in quel periodo sovrastavano per telaio e aerodinamica.

Fu chiamato DFV (Double Four Valvles, con riferimento alle due testate e alle quattro valvole per cilindro) e fu assoluto protagonista tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta. Merito di record ancora imbattuti.7 titoli mondiali piloti consecutivi (1968-1974). 22 vittorie di fila (dal Gran Premio d’Austria 1972 al Gran Premio del Sudafrica 1974). Maggior numero di affermazioni (13) nel Gran Premio di Monaco

Una donna e una Ford: così nacque la linea di mezzeria

Una donna e una Ford

Così nacque la linea di mezzeria

Tra i suoi ausili tecnologici l’intera gamma di vetture Ford annovera il “Lane Keeping AID”, il sistema che con una vibrazione del volante avvisa il guidatore quando sta per uscire involontariamente dalla corsia di percorrenza. Oltre a favorire la sicurezza stradale, questa soluzione ha anche un’altra particolarità. Discende dall’idea di una donna del secolo scorso, June McCarroll, che ha cambiato per sempre la storia della circolazione stradale: la linea di mezzeria.

Nata il 30 giugno 1867 a Lewis County (stato di New York), dopo la laurea all’Allophatic Medical College di Chicago si trasferì in California insieme al marito, che si era ammalato di tubercolosi e per le sue cure necessitava di un clima caldo e secco come quello della West Coast. Lungo la strada verso Los Angeles i due si fermarono in un campo per gli affetti da tisi nei pressi di Indio, che successivamente ereditarono nella gestione da uno dei suoi fondatori. Qui “Doc June”, come fu ribattezzata dagli abitanti, iniziò a svolgere la sua professione di dottoressa con amorevole dedizione, prendendosi cura di ogni singolo cittadino che perlopiù visitava a domicilio. Divenne abbastanza popolare, al punto che nel 1907 il “Bureau of Indian Affairs” le affidò il compito di occuparsi della salute degli indiani Cahuilla, pressoché abbandonati a loro stessi per l’assenza nei loro territori delle minime condizioni di assistenza medica e igiene sanitaria.

Durante il periodo della Prima Guerra Mondiale la sua vita subì più di uno sconvolgimento. Nel 1914 perse il marito, due anni dopo si sposò una seconda volta con un agente ferroviario e nel 1917 fu protagonista dell’evento che cambiò la storia della viabilità e che la consegnò alla Storia. Una sera, mentre era al volante della sua Ford Modello T e ritornava a casa da una giornata di visite, fu costretta a un’improvvisa uscita di strada per evitare di andare a sbattere contro un camion che procedeva in senso opposto e a gran velocità. Siccome non era la prima volta che si ritrovava al centro di una situazione così pericolosa, “Doc June” ebbe un’idea: perché non dipingere una linea bianca che dividesse la carreggiata in due corsie uguali, evitando così di mettere a rischio l’incolumità delle persone?

Così presentò la sua proposta al consiglio dei supervisori della contea di Riverside e alla locale Camera di Commercio, senza però ricevere la risposta desiderata. Ma non si perse d’animo. Prima stese una striscia di vernice bianca lunga 2 miglia e larga 4 pollici al centro della strada che passava davanti alla sua abitazione. Successivamente, grazie alla sua tenacia e al sostegno di due associazioni femminili – la “Indio Women’s Club” e la “California Federation of Women’s” – riuscì a vincere la sua battaglia. E nel 1924 le autorità californiane dettero il via libera alla stesura di una linea di mezzeria per 5.600 chilometri di asfalto. Nasceva la linea di mezzeria. Fu l’inizio della segnaletica stradale

La svolta epocale di Ford: dal 2030 in Europa produrrà soltanto auto elettriche

La svolta epocale di Ford

Dal 2030 in Europa produrrà soltanto auto elettriche

Il domani dell’automobile in una data: 2030. Quando Ford in Europa si dedicherà esclusivamente alla produzione di vetture elettriche. Lo ha annunciato il 17 febbraio, in una conferenza stampa a Colonia, Stuart Rowley, presidente di Ford Europa.

Una dichiarazione che giunge poche settimane dopo lo sbarco della Mustang Mach-E nel Vecchio Continente e dalla portata sensazionale. Non soltanto per il futuro dell’universo dell’auto, ma soprattutto per quello del pianeta. Perché se un brand di fama internazionale come l’Ovale Blu annuncia lo stop ai veicoli a combustione per uno dei suoi bacini di mercato più ampi, significa che la trasformazione verso un mondo più ecologico non è una formale dichiarazione di intenti. Bensì una realtà sempre più concreta.

Più ragioni alla base di questa epocale decisione. Nell’ultimo biennio Ford ha ridotto di 1 miliardo di dollari i suoi costi strutturali. Ha modificato la strategia dei suoi mercati non performanti con la creazione di una gamma più calibrata sulle aspettative dei suoi clienti. Infine, ha chiuso in attivo il fatturato del 4° trimestre del 2020. Un risultato straordinario, visto che è stato ottenuto nell’anno della pandemia.

Questi successi hanno permesso l’aumento degli investimenti nel processo di elettrificazione della flotta. Al punto che per il 2025 è stato annunciato uno stanziamento di 22 miliardi di dollari. In pratica, il doppio di quanto preventivato in un primo momento.

“Abbiamo ristrutturato con successo Ford Europa e siamo tornati alla redditività nel quarto trimestre del 2020. Ora ci stiamo avviando verso un futuro completamente elettrico in Europa con nuovi veicoli e una customer experience connessa di altissimo livello” ha commentato Stuart Rowley. Che ha aggiunto: “Quest’anno, in Europa, ci aspettiamo di continuare su questo trend fortemente positivo e di restare in linea con la tabella di marcia. Il nostro obiettivo è un margine EBIT del 6% come parte del piano di Ford per trasformare il suo business globale dell’automobile”.

Il 2030 interamente elettrico sarà l’ultimo di una serie di tre significativi step del colosso di Detroit sul tema delle zero emissioni. Nel 2023, sempre dallo stabilimento di Colonia, uscirà la prima Ford 100% elettrica costruita in Europa. Dodici mesi più tardi, invece, tutti i veicoli commerciali, settore nel quale Ford è stata leader nel mondo anche nel 2020, avranno una versione plug-in hybrid o full electric. La stessa sorte nel 2026, sempre per l’Europa, toccherà alle automobili.

“La decisione di rendere il sito di produzione e sviluppo di Colonia il centro della mobilità elettrica per Ford in Europa è un segnale importante per l’intera forza lavoro” ha affermato Martin Hennig, Presidente del Consiglio aziendale generale della Ford-Werke GmbH. “Offre una prospettiva a lungo termine per i nostri dipendenti e allo stesso tempo li incoraggia a contribuire a plasmare questo futuro elettrico”.

La svolta di Ford si ritrova nei programmi di mobilità sostenibile dell’Unione Europea, che al termine del 2019 aveva proclamato l’inizio di

Mobilità elettrica: svolta in arrivo per le stazioni di ricarica

Mobilità elettrica

Svolta in arrivo per le stazioni di ricarica 

Dovrebbe essere a una svolta la mobilità elettrica in Italia. Il 21 dicembre 2020 la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati ha approvato un emendamento che obbliga, entro centottanta giorni, i concessionari autostradali a installare ogni cinquanta chilometri una colonninaultra-fast”, in grado di erogare una ricarica di oltre 100 kW e consentire un pieno di energia in pochi minuti. Questo provvedimento va incontro alla disposizione europea che obbligava l’Italia a definire entro il 2020 una regolamentazione per l’installazione delle infrastrutture di rifornimento alternativo (direttiva DAFI).

Ma soprattutto dovrebbe risolvere l’annoso problema delle stazioni di ricarica. Secondo i dati EAFO (European Alternative Fuels Observatory), l’osservatorio europeo sulla mobilità alternativa, attualmente sul nostro territorio ci sono appena 13.381 colonnine. Un numero molto basso e che fa impallidire se confrontato con altri Paesi europei, specialmente quelli del Nord. In Gran Bretagna soltanto nel 2020 erano presenti circa 37.000 postazioni, il doppio rispetto al 2018. Ancora più avanti la Norvegia, dove addirittura il parco vetture vede quelle a batteria in maggioranza (54%) rispetto a quelle a combustione e le pompe di carburante smantellate per lasciar posto agli attacchi per le prese elettriche. Se è pur vero che queste due nazioni sono svincolate dall’eurozona e di recente anche dall’Unione Europea (Brexit), le cifre provenienti da Germania (44.700) e Svezia, che ha una popolazione pari alla Lombardia (10 milioni) e dove ci sono 10.000 impianti per una flotta elettrica di 107.000 macchine (1 ogni 10), sono indicative su come aldilà delle Alpi la mobilità sostenibile sia un orizzonte sempre più concreto.

Dalla quantità alla qualità. Oltre a una presenza deficitaria i problemi delle colonnine italiane sono la loro distribuzione sul territorio e la loro efficienza. Ben oltre la metà di esse si trovano al Nord Italia (56%) con le rimanenti sparse tra il Centro (23%), il Sud e le isole (21%). Una disomogeneità accompagnata da una capacità molto ridotta. Perché la maggior parte di loro, il 95%, sono della tipologia AC (Corrente Alternata) ed erogano una potenza tra i 23 e i 47 kW. Valori penalizzanti per il pieno della batteria, che necessita di molte ore. Al punto che se la potenza dovesse essere ancora più bassa, per esempio sotto i 7,4 kW (cioè il 22.4% delle strutture esistenti), s’impiegherebbe meno tempo per fare un viaggio in autostrada da Roma a Milano.

Gli esemplari a corrente continua, ribattezzati “fast”, cioè dai 50 kW in su, sono appena il 3.1%. E hanno un problema non di poco conto. In autostrada ce ne sono appena dieci in un tratto di circa cinquanta chilometri lungo l’A22 (Autostrada del Brennero). Ancora peggio la situazione delle cosiddette “ultrafast”, capaci di garantire un gettito di oltre 100 kW, allo stato attuale vere e proprie reliquie visto che se ne contano tra le 650 e le 700 su tutta la rete stradale nazionale. Con la particolarità che la maggior parte di loro non sono sempre

Animali domestici: abbandonarli è reato

Animali domestici

Abbandonarli è reato

Se tenerli con noi è amore, abbandonarli è orrore. Così teneri e affettuosi da volerli sempre al nostro fianco anche quando andiamo in vacanza, gli animali domestici spesso però si ritrovano al centro di storie tristi. E talvolta crudeli.

Alcune hanno fortunatamente il lieto epilogo. Come un volpino della provincia di Bari, adottato da una famiglia dopo due mesi di randagismo. Ma altre purtroppo raccontano di creature che fanno perdere le loro tracce. Oppure che vanno incontro a una brutta fine. Tanto che secondo una statistica della LAV (Lega Anti-Vivisezione), ogni anno vengono abbandonati in media 130mila animali, 80.000 cani e 50.000 gatti.

Gli autori di queste cattiverie probabilmente ignorano che con i loro gesti commettono un reato. L’abbandono di un animale domestico è sanzionato dal codice penale.

L’articolo 727 prevede pene pecuniarie, comprese tra i 1.000 e i 10.000 euro, e detentive, quantificate in un anno di reclusione. Perché disfarsi di un fedele compagno di giochi può essere anche passibile di omicidio colposo. Lo sfortunato animale potrebbe essere investito da una macchina. Oppure, senza volerlo, potrebbe causare altre vittime. Pensiamo a un cane scaricato in autostrada. Disorientato e impaurito, potrebbe cominciare a vagare contromano sulla carreggiata, rischiando di causare un incidente tra le vetture che sopraggiungono ad alta velocità.

Il reato però non si commette soltanto sbarazzandoci del nostro amico a quattro zampe. Ma anche dimenticandolo chiuso in auto, magari parcheggiata sotto il sole. Una condizione di disagio e sofferenza che, se di lunga durata, potrebbe condurlo alla morte.

Ma allora che fare qualora ci trovassimo in presenza di un cane con gli occhi tristi e senza una meta?

Innanzitutto è importante fare una distinzione tra imbattersi in un animale abbandonato e in un abbandono. Perché in quest’ultima circostanza si dovranno subito chiamare le forze dell’ordine – carabinieri, polizia o polizia municipale – per denunciare l’accaduto. Dopodiché dedicarsi alle condizioni di salute del nostro sfortunato amico. La procedura è analoga a quella per i randagi. Cioè avvisare le guardie zoofile o l’ASL e chiedere l’intervento del servizio veterinario per le cure del caso.

Qualora il ritrovamento avvenga in città o in un luogo poco trafficato, nell’attesa dei soccorsi possiamo intrattenere la povera bestiola per evitare che scappi impaurita.

Se invece ci accorgiamo che vagabondeggia in autostrada o su una strada ad alta percorrenza, converrà prima contattare la polizia stradale. Dopodiché avvicinare la creatura con molta prudenza. Per non spaventarla e per non mettere a rischio la sua incolumità e quella degli altri automobilisti.

Se il cane o il gatto hanno un collare, una medaglietta, oppure sono dotati di tatuaggio o microchip, gli inquirenti contatteranno il proprietario e provvederanno alla riconsegna. Viceversa, dopo le dovute medicazioni i cani saranno portati in un canile sanitario. Dove rimarranno finché non saranno adottati da una nuova famiglia. Mentre i mici potranno essere accolti nella casa del loro salvatore.