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Edilizia e automotive: Ford Authos unico dealer alla tre giorni di “Restructura”


Edilizia e automotive:

Ford Authos unico dealer alla tre giorni di “Restructura”

Essere ospiti ed essere protagonisti. È la felice condizione che noi di Ford Authos ci apprestiamo a vivere da oggi a sabato 20 novembre allo spazio “Oval Lingotto” di Torino, sede dell’edizione 2021 di “Restructura“, il più famoso salone del Nord Ovest italiano, dedicato a edilizia e architettura e organizzato da “GL Events“.

Parteciparvi è un grande prestigio. Perché, tra gli oltre duecento espositori presenti, siamo l’unico dealer. L’altro esponente del settore automotive, “Iveco Orecchia”, non è da considerarsi un competitor diretto in quanto impegnato esclusivamente nel segmento dei veicoli industriali e commerciali. Mentre tutte le altre concessionarie hanno dovuto dare forfait a causa della mancanza di prodotto.

Nel nostro stand, posizionato all’interno della fiera a differenza del 2019, saranno invece disponibili in pronta consegna tre esemplari dei veicoli commerciali dell’Ovale Blu: un Nuovo Ford Ranger, un Ford Transit Courier Van e un Ford Transit Custom Van.

Essere l’unico dealer presente è un riconoscimento alla politica aziendale intrapresa nel 2021 dal nostro presidente e CEO, Francesco Di Ciommo, e incentrata proprio sulla pronta consegna. Un servizio che consente di mettere a disposizione del cliente il veicolo di cui ha bisogno in tempi brevi. Una scelta per fronteggiare la crisi dei chip, che ha assestato un altro duro colpo al settore dell’automotive, già terremotato dalla pandemia.

Il Covid-19 aveva interrotto anche “Restructura“, giunto quest’anno alla trentatreesima edizione. Per l’occasione avrà al suo interno il “Festival dell’Edilizia Leggera”, l’evento itinerante dedicato al colore che si pone l’obiettivo della valorizzazione del settore professionale.

La ripartenza è in grande stile. Sui 20.000 mq di superficie espositiva sono accreditati oltre 12.000 operatori del settore edilizio e sono in programma più di 90 eventi tra convegni, workshop e momenti di formazione. Molti di questi sono dedicati alla sostenibilità ambientale. Come quello di sabato 20 dalle 9:30 alle 11:30 e intitolato “Sinergie tra ambiente, sicurezza e risparmio energetico”.

Un tema che accomuna due microcosmi come “casa” e “auto“, ancora centrali nella vita delle persone.

Il mondo sta affrontando una trasformazione epocale all’insegna della transizione ecologica, tanto che molto materiale utilizzato quotidianamente immagazzina CO2 invece di emanarlo.

Come fa il cemento delle nostre abitazioni, una delle principali cause del surriscaldamento del pianeta. Al punto che, se fosse un Paese, sarebbe il terzo produttore di gas serra dopo Stati Uniti e Cina.

Il campanello d’allarme è suonato da molto tempo ed è ora di correre ai ripari. Nell’edilizia una cura è il legno, perché materiale di reperimento globale, facilmente ingegnerizzabile e trasportabile in ogni angolo del pianeta senza eccessive difficoltà.

Analogo cambiamento sta avvenendo anche nell’universo delle quattro ruote. Dove l’alimentazione a batteria sta soppiantando i motori termici per raggiungere le zero emissioni da raggiungere entro il 2050.

Un obiettivo al quale anche Ford sta fornendo il suo contributo, immettendo sul mercato versioni completamente

Cambio gomme invernali: quando e dove sono obbligatorie?


Cambio gomme invernali:

quando e dove sono obbligatorie?

Scadenze, eccezioni e offerte. Tutto quello che c’è da sapere sugli pneumatici da neve

15 novembre. Una data cerchiata di rosso sul calendario degli automobilisti di tutta Italia. Perché da quel giorno sarà obbligatorio il cambio gomme invernali.

Il ritorno all’ora solare ha di fatto ufficializzato l’avvento della bassa stagione e dei suoi derivati metereologici: vento, pioggia, ghiaccio e neve. Condizioni che rendono l’asfalto più scivoloso, dunque più insicuro, e per le quali occorre adottare le dovute contromisure per non mettere a repentaglio la propria e altrui incolumità mentre si è alla guida.

Ma questi pneumatici sono obbligatori ovunque? Se non si montano, che cosa accade? Quali sono le loro particolarità? E come fare per sostituirli? Andiamo a scoprirlo.

Chi deve montarle?

Come previsto dall’articolo 6 del Codice della Strada, tutti i veicoli a quattro ruote, anche tir e mezzi pesanti, sono chiamati a dotarsi di “mezzi antisdrucciolevoli o pneumatici invernali idonei alla marcia su neve o su ghiaccio”. Ciò significa che, in alternativa alle gomme invernali, si può ricorrere alle catene da neve. Ma le prime si fanno preferire per praticità ed efficacia, poiché ottime su ogni superficie invernale mentre le seconde soltanto con neve, ghiaccio e su pendenze particolari.

Non rispettare questa norma, comporta il rischio di una multa. Da 41 a 168 euro nei centri abitati. Da un minimo di 84 a un massimo di 335 euro su strade extraurbane e autostrade. Sanzioni alle quali si aggiunge il fermo del veicolo fino alla sua messa in regola. E qualora il conducente si rifiuti, anche la decurtazione di 3 punti sulla sua patente che possono salire a 5 se l’infrazione fosse rilevata in un ambiente urbano.

Chi è esente dall’obbligo di cambio gomme? 

Come tutte le regole, anche per le gomme invernali c’è un’eccezione. Non è obbligatorio installarle se le precedenti hanno un codice di velocità uguale o superiore a quello indicato sulla carta di circolazione. Questo valore è indicato da una lettera dell’alfabeto riportata sulla spalla del pneumatico e stabilisce la sua velocità massima.

Inoltre l’obbligo dei pneumatici da neve non è esteso in automatico a tutte le strade del Paese. Sulle tratte comunali o provinciali, per esempio, dipende dalle ordinanze emanate dagli enti che le sovraintendono (Comune o Prefettura). A tal proposito, per essere informati in tempo reale e sapere come comportarsi prima di mettersi in viaggio, può essere utile consultare il sito “Pneumatici Sotto Controllo“, che riporta i singoli provvedimenti in materia suddivisi per regione e provincie.

Come sono fatte?

Le gomme invernali si riconoscono dal fiocco di neve e dalla montagna stilizzati sulla spalla e accompagnati da una tra le seguenti sigle: “M+S” o “MS“, “M&S“, “M-S“. Dove le due lettere stanno per mud (fango) e snow (neve). La loro peculiarità sono le lamelle e il gran numero di intagli sul battistrada, che consentono un maggior drenaggio

Green pass nelle aziende: la scelta di Authos

Green pass nelle aziende: la scelta di Authos

Ecco come il dealer Ford numero uno su Torino e provincia ha deciso di gestire l’accesso ai suoi ambienti

Gestione interna e senso di responsabilità. Sono le coordinate che ci siamo dati noi di Authos per adeguarci alle recenti normative sul green pass. Dallo scorso 15 ottobre, come stabilito dal Decreto Legge Nr. 127/2021, anche per i lavoratori delle aziende private è previsto l’obbligo della certificazione verde per accedere agli ambienti dove svolgono la loro professione. Una regola valida per ogni forma contrattuale, dal dipendente alla consulenza con partita Iva, e finalizzata ad accelerare il ricorso al vaccino contro il Covid-19.

Oggetto di forti discussioni in più parti d’Italia, in diversi vi hanno visto una violenza alle loro libertà individuali, questo provvedimento governativo è andato incontro anche ad altre problematiche. Come l’organizzazione e la gestione dei controlli da parte delle singole aziende. A maggior ragione se si tratta di realtà dislocate in più luoghi e su più comparti. Come nel nostro caso.

Oltre alla sede centrale di Moncalieri, Authos è presente a Torino, Ciriè e a Grugliasco con lo “Smart Lab”. In ognuna di esse non sono previsti orari fissi di entrata o di uscita. Un particolare che avrebbe complicato non poco le operazioni di controllo, come ci siamo resi conto al momento di elaborare la strategia da attuare.

Così, dopo un attento studio, su input del nostro presidente e CEO, Francesco Di Ciommo, abbiamo messo a punto una gestione interna all’insegna della responsabilizzazione. A controllare Authos è Authos stessa. Abbiamo nominato quaranta delegati, scelti tra i dipendenti (trenta) e i consulenti (dieci) che trascorrono più tempo in azienda anche in virtù del ruolo che ricoprono, ai quali è stato assegnato il compito di verificare se i colleghi, al momento dell’ingresso, dispongano o meno del green pass.

Un’operazione possibile tramite la app “Verifica C19”, scaricata da ciascun delegato sul telefonino aziendale, che consente di leggere il QR code del lasciapassare e stabilirne la validità.

Ma c’è di più. Il nostro ufficio CED (Centro Elaborazione Dati) ha predisposto un programma che registra le generalità del dipendente, il suo orario d’ingresso e chi lo abbia controllato. Queste informazioni vengono immediatamente trasmesse su un file Excel gestito esclusivamente dalla responsabile dell’ufficio del personale. In questo modo la situazione degli accessi è sempre monitorata.

I controlli avvengono soltanto quando il personale entra per la prima volta in azienda durante la giornata e, per maggior scrupolo, sono estesi anche ai visitatori occasionali, come i corrieri. Non è invece chiesto il green pass ai clienti dei saloni dove sono esposte le vetture. Per loro sono comunque previste le altre norme di tutela sanitaria valide anche per i dipendenti: igienizzazione delle mani, obbligo della mascherina e mantenimento della distanza di sicurezza.

Se vincolante per lavorare, il green pass non è necessariamente subordinato al vaccino. Si può entrare anche muniti di tampone negativo, a patto che

Quando le auto hanno nomi da animali

Quando le auto hanno nomi da animali

Alla scoperta delle vetture chiamate come le creature della natura

Quando l’automobile è un animale. E non per travestimenti carnevaleschi o macchinazioni genetiche terribili soltanto all’idea. Bensì per il nome che porta. Secondo una classifica stilata da un portale statunitense dedicato alle quattro ruote – Mojomotors.com – che ha analizzato la carta d’identità di almeno 215 vetture, il 15% di queste proviene dal mondo della natura e, in particolare, dalla fauna del pianeta. Un microcosmo abbastanza gettonato, il terzo dopo quello dei luoghi e dell’avventura. Facile anche intuirne i motivi, quasi sempre evocativi delle prestazioni o dell’estetica del veicolo di riferimento.

L’atlante degli animali è tra le letture predilette di Ford. Al punto da pescarvi il nome della sua automobile più iconica nel mondo: la Ford Mustang. Resa celebre da Steve McQueen nel film Bullitt (1968) e sinonimo di potenza e velocità, prende spunto da una razza di cavalli dell’America Nord Occidentale (l’antico Far West), i mustang, impossibile da domare, irrefrenabile nel movimento e capace di arrivare ovunque. Anche il Ford Bronco, fuoristrada abile nel muoversi sulle superfici più estreme, è un altro rimando al mondo equino. Perché prende spunto da un tipo di cavallo di scena nei rodei americani, nei quali è chiamato alle movenze più improbabili.

Dai quadrupedi ai felini. Nella gamma dell’Ovale Blu occupano una posizione di rilievo anche Ford Puma e Ford Kuga (sintesi del coguaro). Entrambe sono state così battezzate per la loro estetica, figlia delle principali caratteristiche dei due animali: slancio, aggressività e sinuosità.

Tra i pick-up c’è invece un richiamo ai rapaci della preistoria con il Nuovo Ford Ranger Raptor. Da non dimenticare, infine, alcuni modelli del passato come la Ford Scorpion, la Ford Taurus e, per l’universo dei volatili, la Ford Falcon e la Ford Thunderbird (“uccello di tuono”, creatura mitologica cara agli indo-americani dell’Arizona e del Nuovo Messico).

Anche un fresco partner di Ford, la Volkswagen, ama gli animali. A inizio anni Duemila la casa tedesca in Europa ha proposto due utilitarie dall’idioma selvatico: Lupo e Fox (volpe). Nel Nord America, invece, una variante più domestica, la “Rabbit” (coniglio). Anche se la creatura che ha reso il marchio di Wolfsburg noto a ogni latitudine rimane il “Maggiolino”, entrato nell’immaginario collettivo grazie al film di Walt Disney.

Per una Renault che di recente ha dato spazio ai marsupiali con il “Kangoo”, mentre alcuni anni fa aveva guardato tra le onde del mare con la “Dauphine” (delfino), c’è una Chevrolet Impala che rinvia alle savane africane. Da non dimenticare la Opel Tigra, una Jaguar che l’animale lo ha addirittura registrato all’anagrafe e una Peugeot che ne ha fatto il suo simbolo (il leone). E non è la sola.

Anche due storici marchi delle quattro ruote del nostro Paese hanno un quattro zampe come distintivo. Il toro per la Lamborghini. Un cavallo,

“Plastic Road”: quando la plastica sposa l’ambiente

“Plastic Road”: quando la plastica sposa l’ambiente

Come combattere l’abuso di plastica? Semplice: passandoci sopra. Nel vero senso della parola. Ed è indifferente se con l’auto, in scooter, a piedi, in bicicletta o per trasportare merci. Perché le strade di plastica sono la frontiera per trasformare uno dei principali nemici dell’ambiente in una risorsa per un futuro più economico e più green.

A prima vista surreale o inverosimile, questa soluzione per la viabilità è sempre più crescente in più parti del globo. All’India che l’ha scelta già da vent’anni, pavimentando oltre 100.000 chilometri con una colla polimerica ricavata da rifiuti di plastica triturati, nel corso del tempo si sono aggiunti diversi Paesi, fra i quali anche l’Italia.

In Europa l’idea ha preso piede soprattutto in Olanda. Precisamente a Zwolle, città di oltre 100.000 abitanti a 110 chilometri da Amsterdam, nella quale l’11 settembre 2018 è stata inaugurata la prima “Plastic Road”: una pista ciclabile lunga trenta metri, corrispondente circa a 218.000 bicchieri e 500.000 tappi di plastica, partorita dalle menti di Simon Jorritsma e Anne Koudstaal, due tecnici di KWS, azienda leader nella produzione di materiali plastici e partner del progetto insieme a Wavin, altro esponente del settore, e l’azienda petrolchimica francese Total.

Replicato anche nello sperimentale Giethoorn (piccolo centro nelle regioni del nord quasi interamente pedonalizzato), questo progetto fiorito nella terra dei tulipani è un’interessante alternativa ecologica all’asfalto che, emettendo particelle di CO2 (se ne calcolano 27 kg per ogni tonnellata), provoca il triste fenomeno delle isole di calore, cioè l’aumento di temperatura nelle aree urbanizzate.

Nel 2017 anche la Scozia aveva inaugurato la sua prima “Plastic Road“. Merito della start up “MacRebur“, che ha perfezionato un procedimento per la produzione di pellet polimerici al posto di una parte del bitume.

Da noi invece si è fatto ricorso a dei polimeri termoplastici nella pavimentazione di diversi aeroporti, fra i quali il “Marco Polo” di Venezia, mentre sull’Ardeatina, strada a elevata percorrenza alle porte di Roma, troviamo oggi il primo tratto al mondo costruito con un supermodificante in grafene e plastica riciclata, il “Gipave”, alla cui creazione ha collaborato anche l’università “Bicocca” di Milano.

Ma oltre a quelli ambientali, quali sono i vantaggi delle plastic road? Composte da materiale PET riciclato e formate da componenti modulari leggeri, facili da spostare e veloci da installare, hanno tempi di costruzione ridotti del 70% rispetto alle arterie stradali che siamo abituati a conoscere.

La loro conformazione, oltre a permettere l’installazione sotterranea di tubi e cavi, faciliterebbe il rifacimento della segnaletica e richiederebbe una manutenzione più semplice e dilatata nel tempo. Si calcola infatti che in virtù della maggior resistenza della plastica, come dimostrato dalle strade indiane che non hanno accusato il minimo cedimento nonostante il transito dei veicoli, questo tipo di carreggiata possa durare almeno tre volte di più rispetto ai tempi richiesti dall’asfalto prima di essere sottoposto a interventi aggiustatori.

La plastica inoltre reagisce meglio alle intemperie, sopportando temperature oscillanti tra un massimo

Verso la guida autonoma: l’accordo tra Ford e Mobileye

Verso la guida autonoma: l’accordo tra Ford e Mobileye 

Guida autonoma. Viaggia in questa direzione, il futuro dell’auto. Verso un mondo dove i veicoli assolveranno le diverse fasi del trasporto – accelerazione, direzione, frenata, arresto, ecc. – senza l’ausilio dell’intervento umano. 

Il conducente sarà un normale passeggero e, anche se al momento l’obiettivo primario delle quattro ruote è il raggiungimento delle zero emissioni nel 2050 grazie all’affermazione su scala globale della motorizzazione elettrica, è possibile già intravedere qualcosa di quella che sarà la mobilità del domani. Sia a livello di strutture, basti pensare ai sempre più diffusi dispositivi di assistenza alla guida (come l’Active Park Assist, che agevola le manovre di parcheggio) presenti sui veicoli dei nostri giorni, che di infrastrutture.

Nel periodo di Ferragosto del 2020 la governatrice dello stato del Michigan (Stati Uniti), Gretchen Whitmer, aveva annunciato la costruzione della prima strada riservata ai veicoli connessi e autonomi. Sessantacinque chilometri che collegheranno le città di Ann Arbor e Detroit. Un progetto sviluppato da una partnership di più brand di fama internazionale, fra i quali c’è anche Ford che proprio in Michigan, a Dearborn, ha il suo quartier generale. 

Non desta certo stupore la presenza dell’Ovale Blu in un’idea così avveniristica, considerando la sua costante avanguardia tecnologica.

Dodici modelli della sua gamma (Focus, Edge, Galaxy, Ranger, S-Max, Tourneo Connect, Tourneo Custom, Nuovo Transit Chassis Cab, Transit Connect, Transit Custom, Nuovo Transit Minibus e Nuovo Transit Van) sono dotati dell’Adaptive Cruise Control, il sistema che mantiene la distanza di sicurezza dal veicolo che ci precede adeguando la nostra velocità alla sua, e del Lane Keeping, la vibrazione al volante che avvisa il conducente quando esce di traiettoria e sconfina in un’altra corsia.

Questo genere di dispositivi sono apprezzati dagli stessi clienti Ford, come evidenziato da uno studio pubblicato dalla casa americana, che riporta come in Europa, nell’ultimo triennio, l’acquisto dei suoi mezzi dotati di cambio automatico sia cresciuto dal 10.4% (2017) al 31.3% (gennaio 2020). Un incremento sinonimo di maggior desiderio di comfort e di una guida meno stressante, soprattutto in fasi caotiche come il traffico urbano. 

Ora, per rendere ancora più appetibili le sue creature, Ford ha stretto un accordo con Mobileye, azienda leader nel campo dell’informatica e impegnata proprio sul versante della ricerca per la guida autonoma.

Obiettivo? Sviluppare un sistema anticollisione ancora più evoluto dell’attuale. Al momento su nove suoi esemplari sono installati il sistema di frenata automatica, che rileva la presenza di pedoni o altri veicoli grazie a una telecamera e a un radar installati sull’anteriore, e la frenata automatica d’emergenza, in grado di arrestare all’improvviso il mezzo se rischia di tamponare quello

Come sconfiggere la crisi dei chip? Con la “pronta consegna”

Come sconfiggere la crisi dei chip?

Con la “pronta consegna”

Un’isola in mezzo al mare per scampare al naufragio. È la “pronta consegna”, uno dei servizi di punta dell’offerta di Authos, cresciuta d’importanza negli ultimi mesi al punto da assumere le sembianze di un vero e proprio rifugio. Per tutti. Concessionari e clienti.

Il motivo? La perdurante crisi del settore automotive. Dopo il 2020 della pandemia, ora è il turno dei chip. Le case automobilistiche sono a corto dei semiconduttori necessari al funzionamento degli innumerevoli dispositivi elettronici presenti sulle vetture (tettino dell’abitacolo, GPS, centralina per il climatizzatore, per i sedili con massaggio, per gli assistenti alla guida, ecc.). Una carenza che si ripercuote sulla produzione, ridotta in certi casi dell’80-90%, e che impedisce ai dealer di fruire dei beni con i quali soddisfare le esigenze degli utenti.

Una situazione figlia del lockdown, durante il quale chi fabbrica questi piccoli congegni ha concentrato i suoi investimenti su pc e smartphone a discapito delle quattro ruote, e di alcuni imprevisti come la portacontainer incagliata nel canale di Suez lo scorso 23 marzo, che ha rallentato le esportazioni dei pezzi in Europa. Impossibile per il momento prevederne la fine, c’è chi parla di sei mesi e chi invece di un anno.

Così il settore auto si ritrova alle prese con un problema ben più grande del Covid, come osserva il nostro presidente e CEO, Francesco Di Ciommo: “La pandemia aveva chiuso la domanda fisica del prodotto, ma l’imprenditore che voleva vendere doveva solo ingegnarsi per farlo a distanza, poiché effettivamente aveva disponibilità di prodotto. Invece ora la mancanza di prodotto si traduce, dal punto di vista economico, nella presenza di domanda accompagnata però dalla mancanza di offerta, poiché non si ha merce da vendere”. Ma c’è di più. Proprio per la sua penuria, il costo del bene sarà destinato inevitabilmente ad aumentare. “I concessionari oggi non hanno scelta e subiranno passivamente la carenza di prodotto che, tra l’altro, riguarda anche le materie prime. In generale stanno aumentando i costi di tutto ciò che riguarda l’utilizzo o meno dei microchip”.

Preso atto del problema, che cosa può fare un dealer per fronteggiarlo nel migliore dei modi? Innanzitutto, tenersi informato ed essere lungimirante. “Sei mesi fa abbiamo individuato e percepito il potenziale problema futuro, leggendo i giornali, guardando macro economicamente che cosa succedeva e comprendendo che ci dovevamo ristrutturare” premette Di Ciommo, che poi sottolinea la necessità di prendere dei rischi.

Abbiamo aumentato gli oneri finanziari, circa 70.000 euro al mese di più a seconda della quantità di auto che abbiamo preso. Gli organi di controllo mi hanno dato del matto, ma oggi è proprio grazie a questa scelta che abbiamo la possibilità di andare avanti per sei mesi, di far proseguire il ciclo naturale dell’azienda e creare conto economico”.

Infine, ecco calare sul tavolo la carta che permette di restare in partita: la “pronta consegna”. Il servizio che

Auto in “Pronta consegna”: tutto quel che c’è da sapere


Auto in “Pronta Consegna”: tutto quel che c’è da sapere

E’ davvero così complicato trovare un’auto in pronta consegna?

Non sei l’unico a domandarti quanti mesi dovrai attendere per ricevere la tua prossima vettura. Una condizione che riguarda migliaia di italiani, ai quali Authos ha deciso di venire incontro con una strategia ben chiara.

Scopri tutto nell’intervista ad Andrea Crescenzo, responsabile del Ford Store di Moncalieri.

Buona lettura.

Cosa significa Auto in Pronta Consegna?

Auto in Pronta Consegna vuol dire disponibilità immediata. Quindi per tutte quelle persone che hanno la necessità di avere una macchina in tempi brevissimi.

Una soluzione sempre più gettonata che da noi trova una completa realizzazione grazie a un’offerta che, come consuetudine, risulta essere ampia e inclusiva per rispondere a ogni tipo di esigenza.

Authos si è dimostrata negli ultimi anni come il dealer più importante in Italia in quanto a immatricolazione. Proprio per questo abbiamo cercato di inflottare un numero elevatissimo di vetture. Oggi abbiamo uno stock molto importante.

Questo può essere sia dedicato a un privato oppure ad aziende, quindi anche per flotte aziendali e veicoli commerciali abbiamo una vasta scelta di vetture in Pronta Consegna.

Che differenze ci sono con le Auto KM 0?

Pronta Consegna sono macchine disponibili che devono ancora essere immatricolate. Le auto Km 0 riguardano una nicchia particolare di vetture che sono già state immatricolate e sono disponibili per essere volturate al cliente finale. Queste vetture hanno degli sconti particolari e vengono vendute a dei prezzi molto competitivi.

Come funziona il servizio Pronta Consegna di Authos?

Il servizio “pronta consegna“ di Authos si estende su oltre mille vetture, tra nuovo, usato e veicoli commerciali.

Andiamo quindi a scoprire il funzionamento di questo servizio e le caratteristiche che permettono alla concessionaria Ford numero uno su Torino e provincia di confermarsi ancora una volta un punto di riferimento nel settore automotive.

Come accedere alla Pronta Consegna?

Usufruire del “pronta consegna” è semplice.
Non si deve far altro che esplicitarne la richiesta nel momento in cui si prende contatto con una delle sedi Authos.

FIRMA DIGITALE

Una nostra prima peculiarità prevede che ciò non avvenga necessariamente in presenza, ma anche a distanza.

i nostri colleghi hanno la possibilità tramite la videochiamata di potervi far vedere l’auto e scegliere insieme la tipologia di vettura, modificare eventualmente quali possono essere gli accessori, e con la firma digitale poter procedere all’immatricolazione.

Attraverso una videochiamata, un nostro consulente mostrerà e descriverà il veicolo al quale si è interessati.

Dopodiché, se corrisponderà alle sue necessità e ne sarà soddisfatto, potrà perfezionarne immediatamente l’acquisto grazie alla firma digitale.

VANTAGGI

Il vantaggio della Pronta Consegna è che si ha il bene nel minor tempo possibile. Quindi la velocità di ricevere subito il bene e sceglierlo.

Tra gli altri punti di forza del nostro servizio, la possibilità di scegliere tutti i colori della gamma del

Donne al volante: chi fu la prima in Italia?

Donne al volante: chi fu la prima in Italia?

Tra le pesanti ripercussioni sulla condizione delle donne afghane dopo il ritorno al potere dei Talebani potrebbe esserci anche la reintroduzione del divieto di guida. Un diritto conquistato a fatica nell’ultimo decennio, le cronache narrano come trecentocinquanta di loro avessero preso la patente nel 2017 nonostante forti ostracismi di natura sociale ed economica, ma comunque dall’alto valore simbolico. Basti pensare, infatti, che l’ultimo Paese del mondo ad aprire alle donne al volante è stata l’Arabia Saudita nel 2018.

Racconti di questa natura suscitano sconcerto, se si tiene conto della situazione nel resto del mondo. Soprattutto nell’emisfero occidentale. Dove la relazione tra le donne e l’automobile presenta una storia di ben altra natura, che affonda le sue radici alla fine del diciannovesimo secolo. Nel 1888 la tedesca Bertha Benz, moglie di Karl (considerato l’inventore dell’auto), fu la prima donna a compiere un viaggio sulla lunga distanza, percorrendo con i suoi bambini a bordo i cento chilometri che dividevano Mannheim da Pforzheim, due città della Germania sud-occidentale.

Notevole sviluppo alle quattro ruote arrivò anche da Oltreoceano. A due donne statunitensi, Dorothy Levitt e June McCarroll, si devono rispettivamente altrettante invenzioni che hanno fatto la storia della mobilità stradale: lo specchietto retrovisore e la linea di mezzeria.

Anche l’Italia non è stata da meno nel dare il suo contributo. Nonostante una società patriarcale e la difficoltosa condizione sociale delle donne, che hanno avuto un tardivo riconoscimento di alcuni diritti come il voto (soltanto nel 1946 poterono esercitarlo per la prima volta alle elezioni politiche), l’inizio del Novecento vide due signore lasciare un segno indelebile negli annali dell’automobile al punto da contendersi, in epoca contemporanea, il titolo di prima patente rosa del nostro Paese. I loro nomi? Ernestina Prola e Francesca Mancusio Mirabile.

Originaria di Exilles, piccolo borgo della Val di Susa in provincia di Torino dove era nata nel 1876, e moglie di un ingegnere delle ferrovie, Ernestina Prola nel 1907 ottenne dalla Prefettura con il controllo del Genio Civile la “licenza per la conduzione di veicoli“, il documento indispensabile per poter guidare le poche vetture allora circolanti che era stato istituito con il regio decreto regio n. 416 del 28 luglio 1901. Appassionata di motori, si tramanda che abbia avuto anche una esperienza come pilota da corsa.

Il suo primato però è stato messo in discussione a metà degli anni Duemila dall’ACAIS (Associazione Cultori Auto di Interesse Storico) in favore di Francesca Mancusio Mirabile. Nata nel 1893 a Caronia, provincia di Messina, da una famiglia di ricchi possidenti terrieri, già per i sedici anni ricevette come regalo dal padre (cavalier Luigi Mancusio) una “Isotta Franchini”, una delle auto più prestigiose del tempo dal valore di 14.500 lire. E nel 1913 superò l’esame, che si svolse sul Monte Pellegrino, grazie al quale conseguì il “certificato di idoneità a condurre automobili con motore a scoppio“, che le fu rilasciato dalla Prefettura

Alla scoperta di Monza, il tempio iridato dei motori Ford

Alla scoperta di Monza, il tempio iridato dei motori Ford

Che cos’è Monza? È il circuito preferito da Ford per salire in cima al mondo della Formula-1. Autentico totem del motorsport per la sua carta d’identità pressoché centenaria, fu costruito e inaugurato in poco più di cento giorni nel 1922 per volere dell’Automobile Club di Milano, il tracciato sede domenica 12 settembre della novantaduesima edizione del Gran Premio d’Italia ha un feeling speciale con l’Ovale Blu. Perché è il luogo dove i motori col suo nome, i celebri Ford Cosworth, hanno conquistato il maggior numero (sette) dei loro titoli iridati (ventitré) tra piloti e costruttori.

Simbolo di questa età dell’oro, compresa tra il 1969 e il 1978, è Jackie Stewart. Il corridore scozzese, anche consulente della casa di Detroit una volta ritiratosi, proprio sull’autodromo brianzolo si è consacrato alla storia dell’automobilismo. Nel 1969 cinse del primo alloro il suo casco e gli alettoni della tanto sconosciuta quanto inafferrabile Matra. Due anni più tardi vi arrivò fresco del bis, ma ancora affamato per regalare il numero uno anche alla sua monoposto, la Tyrrell. Con la quale nel 1973, sempre a queste latitudini, fu incoronato sovrano dei motori per la terza volta.

Era una Formula-1 romantica. Chi guidava, era un cavaliere del rischio perché le vetture erano fragili e le piste pericolose. A Monza, tanto per fare un esempio, oltre l’asfalto c’erano gli alberi. Per vincere però non c’era sempre bisogno della meccanica migliore, perché era un’epoca dove l’uomo al volante faceva sempre la differenza. Come il brasiliano Emerson Fittipaldi che nel 1972, in questo tempio della velocità, tolse lo scettro dalle mani di Sir Jackie e con i suoi soli punti (61) consentì che il rombo degli otto cilindri Ford facesse da colonna sonora anche alla gioia della sua Lotus.   

Amaro invece l’ultimo acuto, quello di Mario Andretti su Lotus, 10 settembre 1978. A oscurarlo, la tragedia del suo compagno di squadra, lo svedese Ronnie Peterson, morto in ospedale dove era stato ricoverato per la frattura alle gambe rimediata in un incidente al via. Un dramma non episodico. Perché, oltre alla fama e alla gloria, la storia di Monza narra anche dolori.

Nel 1955, durante alcuni test privati, perse la vita Alberto Ascari, ultimo italiano campione del mondo. Uscì di strada all’allora curva del Vialone, successivamente tramutata nella variante che oggi porta il suo nome. Dopo di lui la sventura colpì l’austriaco Jochen Rindt (qualifiche del 1970) e il tedesco Wolfgang Von Trips, che perse il controllo della sua Ferrari prima della curva Parabolica, travolgendo quindici spettatori. Era il 1961 e fu l’ultima edizione sul circuito di dieci chilometri. Già, perché allora il gran premio si disputava su un percorso comprensivo della peculiarità di Monza: l’anello alta velocità, conosciuto anche come “sopraelevata”.

Un ovale lungo 4,2 km e formato

Iva al 4% anche su ibrido ed elettrico: l’ecologia sposa la disabilità

Iva al 4% anche su ibrido ed elettrico: l’ecologia sposa la disabilità

Ecologia e disabilità. Due tematiche guardate con sempre più crescente attenzione da parte dell’automotive italiano e che dal 2020 hanno incrociato le loro strade. Merito delle importanti novità apportate alla legge 104, che ha esteso l’IVA al 4% anche a veicoli ibridi ed elettrici a seguito dell’approvazione da parte del Parlamento del decreto fiscale 124/2019

Per i primi, indipendentemente che siano mild-hybrid, hybrid o full hybrid, rimangono invariati i limiti di cilindrata entro i quali sarà possibile fruire dell’agevolazione: 2800 cc per i motori diesel e 2000 cc per quelli a benzina. Invece per quelli esclusivamente a batteria la soglia massima di potenza è fissata a 150 kW

Anche se non è utilizzabile sui mezzi di grossa cilindrata, questa estensione del benefit colma una lacuna sempre più grande col passare degli anni, visto che la legge 104 risale al 1992, quando alimentazione ibrida ed elettrica ancora non esistevano. 

Per usufruirne, sarà sufficiente che il diretto interessato presenti il certificato attestante la sua disabilità e l’autocertificazione di non averlo già adoperato nel quadriennio precedente. Il vantaggio, tra l’altro, è retroattivo: si ottiene anche se i requisiti sul piano burocratico saranno riconosciuti in un secondo momento. E le agevolazioni comprendono anche l’eventuale sostituzione dei beni che costituiscono l’ausilio alla guida per la persona portatrice di handicap. 

Ma non soltanto fisco. Dal 1° febbraio 2020, grazie al protocollo d’intesa “Self per tutti” – sottoscritto da FAIP, Onlus, Unione Petrolifera, e Rappresentanti delle Associazioni di Categoria – le persone affette da disabilità, una volta giunte negli spazi preposti per il rifornimento delle loro vetture, potranno chiedere l’ausilio dell’operatore al prezzo però del self-service. Ciò permetterà loro di risparmiare fino a 10 centesimi al litro

Per accedere a questa possibilità, i diretti interessati dovranno solo farne richiesta, dopodiché il personale della stazione di servizio espleterà le operazioni di accertamento. Al momento oltre 430 stazioni di servizio di tutta Italia hanno aderito al progetto. 

Confermate inoltre altre due agevolazioni per i disabili: la detrazione IRPEF e l’esenzione dal pagamento del bollo. La prima rimane al 19% delle spese sostenute fino a un massimo di spesa di 18.075,99 euro. Ciò significa che la riduzione più alta conseguibile è pari a 3.434 euro. Essa vale per un solo veicolo, si applica senza limiti di cilindrata su auto nuove e usate, e può essere richiesta fino a quattro anni successivi la sua data d’acquisto. Qualora

Equilibrio, visibilità e sicurezza: le regole per caricare i bagagli delle vacanze

Equilibrio, visibilità e sicurezza: le regole per caricare i bagagli delle vacanze

Trolley, valigie, zaini, borse, giochi per il mare, attrezzatura per le immersioni subacquee e altro ancora. Roberto, dieci anni, era quasi spaventato dalla marea di bagagli assiepata davanti all’auto di famiglia. L’indomani mattina, insieme ai genitori e alla sorella, sarebbe partito per le tanto attese vacanze e non stava nella pelle all’idea di raggiungere gli amici del mare. E anche la sua famiglia non vedeva l’ora di concedersi dieci giorni di completo relax dopo un anno di lavoro, appesantito dalle limitazioni imposte dalla pandemia.

Ora però si chiedeva se mai ci sarebbero arrivati, alla loro casa sulla riviera. Perché le cose da portar via erano davvero tante. E lo spazio della loro Ford Focus, a confronto, gli sembrava troppo piccolo. “Ma sono una montagna!” esclamò tra sé e sé prima di esternare i dubbi a suo padre, che stava arrivando con gli ultimi oggetti: “Papà, ma ce la faremo a caricarli tutti?”. L’uomo rispose con un sorriso, quasi si aspettasse quella domanda, e volle subito rassicurarlo. “Certo Roby, non preoccuparti. Si tratta di un’operazione più semplice di quanto possa sembrare”. Notò però ancora perplessità sul volto del figlio e allora lo invitò ad aiutarlo, così se ne sarebbe reso conto in prima persona.

“La prima regola da seguire” disse mentre apriva il portellone posteriore “è l’equilibrio. La macchina va caricata, ma non sovraccaricata. In poche parole, si deve iniziare dai bagagli più grandi e pesanti”. Al che prese i trolley con i vestiti di tutta la famiglia e li sistemò sul fondo del piano, a contatto col sedile posteriore, cioè il punto più vicino al baricentro della vettura. In questo modo i pesi erano ben distribuiti e il veicolo ne avrebbe guadagnato in stabilità. Incuriosito da queste spiegazioni, il piccolo Roby volle dare il suo contributo e tirò a sé due borse. In una c’erano i giochi per la spiaggia, nell’altra una serie di utensili per la cucina. Voleva metterle sopra le precedenti, ma erano troppo pesanti per le sue braccia. Il padre intervenne per evitare che si facesse male e poi le collocò ai lati del vano dopo averle rovesciate sul lato più lungo. “Perché non le metti al centro e in verticale?”.

La domanda fu un assist per parlare della seconda regola da tenere a mente: la visibilità. “Se facessi come dici, dovrei togliere il piano della cappelliera e formerei una piramide di roba che m’impedirebbe di vedere nello specchietto retrovisore. E questo, oltre che complicarmi la guida, costituirebbe condizione di pericolo. Per cui il piano è come l’argine per il fiume, il limite oltre il quale non possiamo andare”.

Queste parole furono il prologo al terzo e ultimo requisito. Più ampio e fondamentale: la sicurezza. “Tutti i bagagli, Roby, devono essere sistemati in modo da riempire tutti gli spazi a nostra disposizione e formare un blocco unico. Così la macchina è bilanciata